Bonus mobili, ancora un anno per la detrazione: ecco le regole per rinnovare l’arredo con lo sconto Irpef

Chi ha fatto lavori di ristrutturazione nel 2019 o ha intenzione di farli quest’anno,  pg slot può avere anche il bonus per i nuovi mobili. Basta pagare con strumenti tracciabili e conservare la fattura. Non perde la detrazione chi non invia  la comunicazione all’Enea per gli elettrodomestici.

Lavori e importo massimo

La detrazione è riconosciuta in 10 rate annuali di pari importo su un ammontare massimo di spesa di 10.000 euro per ciascun immobile ristrutturato, a prescindere dall’ammontare dei lavori. Il tetto è unico anche se la spesa viene fatta in due anni. Spetta, quindi, a chi ha fatto interventi nel 2019, o lo avvierà quest’anno. Si deve trattare di lavori edilizi veri e propri, oppure di installazione di caldaie e condizionatori, mentre il bonus – come ricorda la Guida – non è riconosciuto in caso di installazione di inferriate o impianti di allarme né per la realizzazione di nuovi box. In compenso la detrazione può essere usufruita anche se i beni acquistati sono destinati ad un ambiente diverso dello stesso immobile, per cui ristrutturando il bagno si può detrarre la nuova cucina, e così via. Agevolazione anche quando l’intervento viene effettuato solo su una pertinenza e per chi acquista case ristrutturate da impresa. Unica condizione è che i lavori siano stati avviati prima dell’acquisto dei mobili, anche se i mobili possono essere ordinati e pagati in anticipo. In caso di edilizia libera basta per questo un’autocertificazione.

Mobili ed elettrodomestici

Quanto alla tipologia dei beni, rientrano nell’agevolazione divani e poltrone, letti e materassi, armadi e librerie, tavoli e sedie, lampade e lampadari. Tra gli elettrodomestici frigoriferi e congelatori, stufe elettriche, forni a microonde, lavatrici, asciugartici e lavasciuga. A questo proposito la Guida ricorda che anche se le norme prevedono la comunicazione all’Enea in caso di acquisto di elettrodomestici, il mancato invio dei dati non fa perdere il diritto alle detrazioni.

Pagamenti e divisione delle spese

I pagamenti vanno eseguiti con bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito. Oltre la fattura occorre conservare la ricevuta del pagamento. Poiché non è richiesto il bonifico dedicato alle ristrutturazioni, anche chi ha fatto lavori lo scorso anno e comprato dei mobili senza sapere dell’agevolazione può averla quest’anno.

Attenzione però al fatto che il bonus spetta esclusivamente a chi gode della detrazione per ristrutturazione, per cui, ad esempio, se l’anno scorso il marito ha pagato la ristrutturazione e la moglie i mobili, in teoria la detrazione non spetterebbe a nessuno dei due. Per fortuna, però, ci si può ancora organizzare. Infatti dal momento che ha diritto alla detrazione per ristrutturazione anche il proprietario che non ha effettuato il pagamento a patto di annotare in fattura di aver contribuito alla spesa, nel nostro caso basta che la moglie annoti di aver pagato in parte le spese e potrà poi detrarre tutti gli arredi.

Se si vende la casa ristrutturata e arredata

Buone notizie anche per chi dovesse vendere l’immobile ristrutturato e arredato: il bonus non si trasferisce in caso di cessione dell’immobile, per cui il venditore potrà continuare a usufruire delle quote di detrazione non utilizzate anche se l’abitazione è ceduta prima che sia trascorso l’intero periodo per usufruire del bonus.

L’umidità negli edifici si manifesta in tanti modi diversi. Impariamo a conoscere i diversi “tipi” di umidità e come prevenirli.

L’umidità è probabilmente la maggiore causa di deterioramento degli immobili; proprio per questo motivo, abbinato all’ambiente malsano che essa causa, è importante combatterla non appena se ne verifica la presenza. Di norma l’umidità negli edifici si mostra sotto forma di macchie, strati di differente colorazione o tramite efflorescenze in rilievo. Le cause di tali malsani sintomi che ci mostra il fabbricato possono essere molteplici; riconoscere la causa è fondamentale per la successiva risoluzione del problema.

Umidità negli edifici: definizione e cause

Innanzi tutto l’umidità rappresenta il vapore acqueo normalmente presente nell’aria, a causa delle normali attività vitali umane a cui, negli ambienti chiusi, si deve sommare quello prodotto dai vari impianti e attrezzature quali il forno, il ferro da stiro, la cucina in generale o la doccia tanto per fare degli esempi. Inoltre, è importante sapere che, grossomodo, a ogni differente temperatura dell’aria presente nei locali corrisponde una differente quantità di vapore acqueo che, a contatto con un elemento del fabbricato a quella data temperatura potrà essere assorbito o cambiare di stato da vapore a liquido.

Quando si verifica quest’ultimo caso, è difficile che l’acqua assorbita dall’elemento edilizio venga restituita, in qualche modo, all’ambiente ed è così che compaiono, di norma, le macchie e le muffe, specie se le pareti sono piuttosto fredde.

Differente è il caso in cui le pareti non sono eccessivamente fredde rispetto all’ambiente, ma sono costituite da elementi porosi (cioè con molti spazi vuoti o “bolle d’aria”) come a esempio gli isolanti o i mattoni pieni più antichi, il vapore si accumula all’interno delle porosità e non viene più rilasciato dal materiale nell’ambiente; in tali casi, di norma, compaiono rilievi di sali o strisce color bianco, ma raramente si vedranno muffe.

In generale una temperatura elevata può far contenere all’aria più vapore acqueo rispetto allo stesso volume d’aria ad una temperatura più bassa. In linea di massima è bene mantenere l’umidità relativa all’interno dei locali al di sotto del 65-70%.

Umidità: come si manifesta? Come prevenirla?

In ogni caso il fenomeno dell’umidità negli edifici può verificarsi con le seguenti modalità:

– Umidità di origine meteorica, dovuta ai contatti con l’ambiente esterno e le relative attività piovose o nevose; la prevenzione avviene tramite la corretta posa e sigillatura dei componenti del fabbricato e con la manutenzione nel tempo degli stessi.

– Umidità da impianti o apporti accidentali, dovuta a situazioni imprevedibili causate dalla normale presenza degli impianti nei fabbricati la cui corretta manutenzione e pulizia rappresenta l’unica forma di prevenzione possibile.

– Umidità condensativa, dovuta a una bassa temperatura delle superfici delle pareti e da un’elevata umidità relativa interna; i punti più delicati sono gli spigoli, i pilastri o i serramenti non isolati (proprio perché in genere sono punti più freddi rispetto al resto della parete) e la prevenzione consiste nel limitare la produzione di vapore all’interno del locale, arieggiare gli stessi e mantenere alta la temperatura delle pareti e del locale. Come detto in precedenza, nei casi condensazione generalmente compaiono macchie e muffe.

– Umidità igroscopica che si verifica quando i materiali porosi delle pareti assorbo il vapore contenuto nell’aria finché i pori non saranno saturi causando, generalmente, macchie e depositi salini sulle pareti. Per la prevenzione è necessario mantenere basso il livello di umidità relativa all’interno dei locali, al massimo intorno al 50%, specie in inverno.

– Umidità da contatto col terreno, dovuta al trasferimento dell’acqua presente nel terreno verso i materiali da costruzione della porzione sotterranea dell’edificio; per la prevenzione è fondamentale lo studio approfondito della composizione del terreno in fase di costruzione. Tra i correttivi possibili per i fabbricati esistenti (quelli più vecchi con murature portanti sono i più soggetti a questo tipo di umidità) si citano le barriere chimiche, quelle elettromagnetiche o l’uso di elementi scaldanti la muratura.

Solo una volta riconosciuta la causa scatenante la formazione delle macchie, muffe o efflorescenze in rilievo, sarà possibile scegliere il correttivo più adatto. Ogni caso particolare deve comunque essere approfondito per conto proprio.

 

https://www.ediltecnico.it/56655/umidita-negli-edifici-spiegata-semplice/